L’interesse che muove questo argomento, nella sua storicità
d’essere, presuppone preliminarmente una breve ricognizione
cronologica di Galatina, al solo scopo di cogliere meglio i
dettagli, il mondo costruito, i legami tra gli uomini e le
cose. Nel XIV secolo appare sull’orizzonte la figura di Ugo
del Balzo, primo ceppo di quella famiglia Orsini del Balzo
che portarono a Galatina un rinnovamento profondo. Ugo del
Balzo, proveniente da una famiglia principesca della
Provenza, è in Puglia, e quindi in Terra di Galatina, nel
primo decennio del XIV secolo. Già conte di Soleto, è
titolare anche del “casale Galatino”, feudo
concessogli da Carlo II d’Angiò. Qui a Galatina Ugo del
Balzo avvia una serie di iniziative tutte finalizzate al
miglioramento dello Stato sociale, del commercio e
dell’economia cinquecentesca: promuove nuovi mercati e
istituisce nuove fiere, rilanciando con ciò il livello
culturale tutto ad un grado più alto. Per prima cosa sposta
il mercato settimanale dal sabato, com’era sino ad allora,
al giovedì, e istituisce poi quella che sarà la grande
fiera di bestiame di S. Caterina al cadere del 25
novembre di ogni anno. Muore nel 1331. I suoi successori,
gli Orsini del Balzo (la sorella di Ugo, Sveva del Balzo,
aveva sposato un Orsini) continuano l’opera del loro prozio
istituendo altre due fiere di bestiame, quella
dell’Ascensione e quella del Corpus Domini, chiamate
fiere del Regno per la loro grande risonanza. Queste
fiere, fin d’allora, compreso il mercato settimanale del
giovedì, si svolgevano nel Largo Fontana, attuale
Piazza Alighieri, attirando visitatori e mercanti di
bestiame da ogni parte del Meridione. Qui i forestieri,
nelle notti precedenti il mercato, potevano riposare e
dissetare i loro animali, fruire di essenziali servizi tra
cui la fontana: un grande pozzo d’acqua sorgiva
scavato al centro dello spazio. Di questa presenza d’acqua,
qui nel Largo Fontana, ne parla, tra le altre fonti,
la Bagliva di Galatina -1496/1499-, i cui Capitoli
(54 complessivi) sono stati resi noti da Mario D’Elia in “L’agro
Galatinese del Quattrocento” -1958. Il cap. 12, ed il
cap. 26 in particolare, allorquando si riferisce ai divieti
che il bestiame doveva rispettare, commenta: “che nulla
persona ausa ponere o da sé intrare animali/alle fosse de
ditta terra, passando quattro turri dentro lo fosso”
(ossia: divieto di portare animali all’interno delle mura);
per precisare meglio a fine capitolo: “Et similiter alli
ortali per mezzo miglio intorno la fontana, dovo se fa la
piaza, reservato”. Quindi il bestiame poteva accedere
solo nello spazio riservato della fontana, luogo dove
si fa la piazza e il mercato. Così i galatinesi per anni
svolsero la loro tranquilla esistenza e il loro fattuale
mercato di bestiame in questo spazio della fontana
fuori le antiche mura cittadine, fino a quando nel 1481
l’avvento dei Turchi, dopo aver devastato Otranto e le
contrade vicine, mette in allarme anche Galatina. Poi,
dimale in peggio, nel 1484 arrivano anche le furie dei
Veneziani che dopo aver preso i centri di Gallipoli e Nardò,
puntano su Galatina per espugnarla. Ma non ci riescono, in
quanto la città “animata dal Sindaco Nuzzo Nico, la
gioventù armossi, ed intrepida si fece ad incontrare il
nemico, che fugò; facendogli abbandonare le scale che
conduceva per salire le mura” (D. Tommaso Vanna,
Galatina, 1854). Come se non bastasse qualche decennio
dopo arrivò un caldo eccezionale e Galatina soffrì la grande
sete, e poi ancora la peste del 1528. Ma a fronte di tanto
penare la città non cadde. Vinte queste difficoltà l’Università,
insieme agli abitanti, si organizzò in modo nuovo,
costruendo altri due pozzi molto più profondi del primo, uno
chiamato “Trozza”, presso la Chiesa di S. Maria della
Grotta, l’altro “Fontana”, in Largo Fontana
(attuale Piazza Alighieri) nei pressi di quel primo pozzo
medioevale ma più spostato ad est. Correva l’anno 1531.
Seguono a questo “profondissimo pozzo” altri due
disposti nella direzione nord-sud, anche se meno profondi
rispetto a quello centrale in quanto alimentati dalla sola
falda superiore. Quello centrale, ossia la Fontana
(da “fons”, sorgente continua), pescava l’acqua ad
una profondità di oltre 70 metri, il livello medio di quella
“lente” d’acqua dolce che “poggia” sull’acqua salata
corrispondente a livello del mare. “La Trozza” invece
era profonda 60 metri circa, essendo il sito più basso di 8
metri rispetto a quello di Largo Fontana. In seguito
questa Trozza verrà chiusa, ma non passano molti anni
che emerge la necessità di riaprirla, tant’è “che per la
gran siccità, che si è provata in uest’anno 1788 l’attual
sindaco Pietro di Sanlorenzo ha riaperto la trozza” (B.
Papadia, Memorie Storiche). Questa soluzione
consentiva di rendere funzionale il Largo Fontana in
una realtà nuova che permetteva ancor più di risolvere
qualsiasi altra realtà in prospettiva. Era il principio in
cui, sulla base del mercato del bestiame, si svilupparono a
Galatina altre attività connesse, e prime fra tutte la
lavorazione delle pelli, esercitata nelle diverse concerie
disposte lungo tutto il perimetro della piazza. Nel 1710 vi
erano dislocate ben 25 botteghe di conciari: 4 lungo
il lato sud, 7 a nord e 14 lungo il lato ovest. Da questa
intensa attività economica, come causa ad effetto, lo
scenario fisico urbano cambia volto, si assiste tra il XVI e
il XVIII sec. ad una forte crescita edilizia che mai più si
ripeterà, fintanto che gli abitanti non oltrepasseranno
l’Antico Centro abitato. Il pozzo di Largo Fontana
Nel 1625, sindaco Accursio Mezio, la “Fontana” di
Largo Fontana (quel pozzo di 70 metri innanzi detto),
viene coperto da una “lamia”, una struttura
architettonica con volta a crociera, molto simile ad un
ciborio romano, aperto sui lati per permettere agli animali
di abbeverarsi e di farne uso in genere. Questa piccola
struttura è costruita a spese dell’Università che
provvede a fissare nella storia l’iniziativa, incidendo su
un lato la scritta: “Sumptibus Universitatis in Sjndicatu
Accursii Mezii anno 1625”. La stessa Università
innalza davanti a questo pozzo coperto, verso il centro,
una Colonna con base gradonata, con incisa sul fusto
la scritta delle “imprese dell’Università”. Questa
colonna, chiusa in alto da una croce in ferro, era chiamata
“Osanna” e serviva come fulcro d’incontro alla
processione che coincideva con la Domenica delle Palme.
Successivamente, siamo nella seconda metà del XVII sec.,
questa colonna viene traslocata e innalzata davanti alla
chiesa di S. Rocco (1625), esistente presso la ferrovia e
poi soppressa in seguito al costruendo nuovo edificio della
stessa Stazione Ferroviaria in quegli anni 1881-1882
quand’era sindaco Giacomo Viva. Il toponimo di Piazza
Fontana A cominciare dal tardo Medioevo il luogo è
denominato Largo Fontana, dal pozzo o fontana,
come innanzi si è detto, ricavato verso il centro. Nel 1508
è anche chiamato Largo S. Domenico, dalla prima
chiesa dei Domenicani a nord della Piazza. Ritorna in
Largo Fontana dopo le incursioni dei Veneziani. Alla
data 20 giugno 1891, come si legge in una Delibera
Municipale, il largo è denominato Piazza Fontana. Dal
28 dicembre 1907 assume la denominazione attuale di Piazza
Alighieri. Cosimo Beccarisi |