La Grecia di nessunodi Jean Bollack

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Jean Bollack (1923) non è solo filologo classico, ma anche teorico della letteratura. È autore di studi approfonditi nel campo della letteratura e della filosofia: fondatore della Scuola di Lilla, Centre de Recherche Philologique, centro di riferimento internazionale sulla teoria ermeneutica accompagnata dalla pratica filologica. In breve, è una figura intellettuale di primo piano nella cultura europea. Per questo la casa editrice Sellerio di Palermo ha pubblicato La Grecia di nessuno. Le parole sotto il mito, a cura di Rossella Saetta Cottone (2007, pp. 321). Lo studioso è impegnato a delimitare da un lato la materialità della scrittura, di cui egli postula l’oscurità, dall’altro lato la centralità della trasmissione nel processo di oscuramento del senso. Da qui il compito duplice della filologia nell’interpretazione del testo: da una parte quello del testo da interpretare, cioè dell’autore che ha interpretato la materia a lui trasmessa dalla tradizione e che egli ha interpretato nel momento della creazione, e dall’altra parta quello del lettore che deve valutare tutte le interpretazioni del testo che sono state elaborate nel corso della storia. Questa differenziazione, questa distanza critica tra il testo ed i significati che gli sono stati attribuiti implica anche il compito di evidenziare gli interessi religiosi o filologici che sono alla base delle interpretazioni date al testo nel corso dei secoli. L’opera è costituita da una serie di saggi eterogenei, che vanno da Omero ad Euripide, dai filosofi atomisti ad Eraclito, da Platone alla poesia di Paul Celan, dalle ricerche di Peter Szondi a Freud. Nei quali l’interpretazione del testo non si dissocia da quella della tradizione episegetica. Da qui nasce la riflessione sulle letture che il testo ha suscitato nel corso dei secoli e le varie appropriazioni, come si indica nel saggio teorico Riflessioni sulla pratica. La scrittura di Bollack è concettuale e nello stesso tempo dialettica, perché si sviluppa nel dialogo con la tradizione episegetica. La prima parte dell’opera è costituita dai saggi magistrali su Omero, sulla questione omerica, che costituisce l’esempio concreto della parte teorica sulle interpretazioni dei lettori nel corso dei secoli, su Empedocle, saggio che dà vita ad una indagine nuova sul filosofo e spiega perfino l’interpretazione che ne diede Freud. L’ultimo saggio è dedicato al metodo di un maestro dell’ermeneutica, a Peter Szondi e perfino alla modificazione radicale del metodo da lui seguito: dapprima questi aveva accentuato l’importanza degli stadi della meditazione sociale e storica, ma negli anni ’60 aveva accettato l’idea di un’autonomia interna delle opere (-alla sua morte Bollaci è stato incaricato di pubblicarne gli scritti inediti-). La seconda parte dell’opera, Il mito e il senso, contiene saggi sull’interpretazione del mito e il modo di leggere le cosmogonie. La parte terza, Letture di lingua, si occupa dell’ermeneutica critica storica: cerca di ricostruire un progetto nel suo tempo. Al critico l’arte del deciframento è quasi prodotta dall’oggetto stesso. L’esempio più evidente è quello sviluppato nell’ampio saggio su Eraclito e sull’unico saggio sul teatro, Le due Elettre. Quest’ultima parte comprende anche il saggio su Celan e Freud. Solo un’immensa cultura poteva consentire allo studioso francese di spaziare da una disciplina all’altra, da un campo d’indagine ad un altro e di dare nello stesso tempo apporti concreti di retta metodologia e risultati pienamente validi.  Carmelo Depetro